Intervista a Diego Guario, Manager del settore IT

Intervista a Diego Guario, Manager del settore IT

Intervista a Diego Guario, Manager del settore IT

Oggi abbiamo avuto il piacere di ospitare il Dott. Diego Guario, figura manageriale di un’importante realtà nel settore IT, il quale ci regala un quadro molto chiaro dei valori umani e tecnici del suo settore; ci confida inoltre le sue speranze per il post-emergenza che stiamo vivendo.

Dott. Guario, sentiamo spesso ripeterci che le aziende sono fatte di persone; quali qualità umane bisogna avere per contribuire al successo aziendale?

Credo le più importanti e ricercate siano proattività, capacità di lavoro in team, autonomia. Senza è difficilissimo essere efficaci per la propria azienda.

Quindi l’atteggiamento è importantissimo; faccio un gioco anche con lei: da 0 a 100 quanto contano le soft skills e quanto le competenze nel suo settore?

Le soft skill sono fondamentali per tutti i candidati, ma a mio avviso pesano al 30% per i profili junior per i quali, invece, le competenze tecniche restano fondamentali. Per ruoli di maggiore responsabilità, il peso percentuale delle soft skill aumenta arrivando per ruoli manageriali anche al 60-70%. Attenzione, però: la quota rimanente di competenze tecniche è imprescindibile per affermare la propria posizione ed essere riconosciuti come leader in un contesto lavorativo gerarchico.

Cosa serve per crescere nelle aziende di oggi, oltre ad una comunicazione efficace?

Assolutamente qualifiche, intese come competenze maturate e non come titoli e attestati presentati. Quando lavori con una persona competente te ne rendi subito conto, a prescindere dalle sue capacità comunicative. Certo, avere entrambe è sicuramente meglio. Ma diciamo che la comunicazione senza le abilità dura poco.

Nella ricezione di candidature, quanto tempo dedica alla lettura del CV e della lettera motivazionale?

Pochissimo, non ho molta fiducia nel CV e nella lettera motivazionale. Reputo però importanti tre cose:

  • la prima è la capacità di sintesi della persona che devo incontrare e per questo preferisco CV di mai più di due pagine;
  • la seconda è la coerenza dell’esperienza lavorativa del candidato con la posizione aperta;
  • la terza è la continuità della storia professionale della persona da colloquiare: preferisco chi ha poche esperienze, ma di maggiore durata.

Tutto il resto si riesce a capire solo con un colloquio frontale.

Cosa chiede al candidato che si è appena seduto di fronte a lei?

Se ha avuto difficoltà a raggiungere il luogo dell’incontro. È una domanda che mette a proprio agio il candidato, cosa fondamentale secondo me per la buona riuscita del colloquio stesso. Soprattutto, evidenzia subito l’attitudine del candidato all’impegno nella realizzazione dei propri obiettivi lavorativi. Per esempio, c’è chi risponde lamentandosi della distanza e invece chi, nonostante questa, fa presente che è abituato agli spostamenti e non li reputa un problema.

Subito dopo questa domanda mi piace far scegliere al candidato se parlare del proprio CV o ascoltare una breve presentazione dell’azienda e della posizione lavorativa.

E prima di congedarlo?

Se ha delle domande da porre. È un test fondamentale per capire il livello di interesse alla posizione e, generalmente, riflette l’attenzione mostrata dal candidato durante il colloquio. È impossibile non avere domande da porre se si è davvero interessati alla posizione lavorativa.

La risposta frequente “No, grazie, è stato esaustivo” quindi non è ammissibile ed è controproducente!

Quale errore non si dovrebbe mai commettere a colloquio?

L’errore più grosso, anche se comune, secondo me è la loquacità eccessiva. Per mostrare le proprie capacità si è tentati di parlare anche fuori dal contesto della domanda. Credo invece che la sintesi sia il modo migliore di mostrare le proprie abilità e mantenere l’attenzione del selezionatore. In un colloquio di qualche anno fa un candidato, non sapendo rispondere ad alcune domande, ha letteralmente improvvisato inventando le risposte. Personalmente lo ritengo un comportamento gravissimo perché, oltre alla non conoscenza dell’argomento trattato, denota poca sincerità e molta presunzione, due caratteristiche estremamente controproducenti in ambito lavorativo.

Oggi sono tantissimi i giovani che portano a compimento lunghi ed importanti percorsi accademici. Cosa direbbe loro al primo giorno di lavoro?

Di mettersi in gioco da subito, impegnandosi anche oltre quello che viene richiesto. Di ascoltare tantissimo i feedback dei propri responsabili, adeguando ogni giorno il proprio operato ai riscontri ricevuti.

Un suggerimento per chi invece vuole “salire di grado“?

Di non sentirsi mai chiusi nelle proprie responsabilità, ma di provare sempre a uscire dal proprio ruolo e interessarsi a tutto quello che può migliorare l’azienda. Essere proattivi nei confronti dei diretti superiori alleggerendo il loro lavoro da compiti che possano accrescere le proprie competenze. Di non attendere mai passivamente una promozione, ma di fare tutto il possibile per essere naturalmente idonei al suo raggiungimento.

Pongo anche a lei la stessa domanda finale che sto rivolgendo a tutti i professionisti intervistati: come cambierà il mondo del lavoro una volta rientrata l’emergenza da corona virus? Quali le professioni del futuro? Quali le competenze richieste?

Personalmente mi auguro, innanzitutto, che questa enorme emergenza possa contribuire sostanzialmente a far tornare l’essere umano al centro della società moderna professionale. Mi riferisco soprattutto a chi salva o difende vite umane. Ci sono professioni che solo in questo momento vengono osannate e applaudite: spero vengano ricompensate adeguatamente e coerentemente con la loro importanza e professionalità anche in futuro.

Sicuramente il momento, seppure negativo, può consentire a molte aziende di strutturarsi diversamente e in modo tecnologicamente avanzato per abbattere preconcetti su modalità di lavoro e organizzazione aziendale. Chi non segue queste logiche è già in difficoltà oggi e lo sarà sempre più in futuro.

Nel mondo digitale le competenze su e-commerce rappresenteranno un plus per le aziende e per i candidati. Se dovessi scegliere una tecnologia sul medio-lungo periodo su cui puntare, in questo momento, direi blockchain perché mirando a eliminare gli organi di controllo centrali incrementa l’iterazione e i processi collaborativi diretti tra persone, elementi che potranno essere il vero motore trainante dell’economia post-virus.

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